Audizione

I quattro capisaldi di Crosetto sulla difesa cibernetica



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Nell’audizione sulla difesa cibernetica, in IV Commissione Difesa della Camera dei deputati, il ministro Crosetto ha sottolineato che l’Italia attualmente è sotto attacco con decine di cyber attacchi in corso. Ecco i quattro pilastri per fare sinergia tra i diversi comparti dello Stato: servono deterrenza cyber e un quadro normativo più efficace

Pubblicato il 17 feb 2025

Marco Santarelli

Investigative Analysis Government Entities, Advisory Information Security and Terrorism, Semiotics and Intelligence Professor



I quattro capisaldi di Crosetto sulla difesa cibernetica

La recente audizione del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla difesa cibernetica ha messo in luce la necessità di intensificare gli sforzi tra i vari comparti dello Stato e di individuare le migliori risorse, preparate e competenti, nel mondo, e portarle a lavorare nel nostro Paese per la sicurezza nazionale.

Una piazza cibernetica

Si è tenuta a fine gennaio l’audizione del ministro Crosetto in IV Commissione Difesa della Camera dei deputati sulla difesa cibernetica.

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In questa occasione, il ministro della Difesa ha sottolineato la necessità del nostro Paese di fare sinergia tra i diversi comparti dello Stato “come soluzioni che puntino a sfruttare ogni competenza cyber e ogni capacità del settore disponibile nel Paese”.

Rispetto al passato, bisogna applicare “una sempre maggiore flessibilità” e un “approccio inclusivo e innovativo”.

“L’Intelligenza Artificiale (AI), di certo un bene e una grande innovazione, purtroppo facilita anche la diffusione di contenuti manipolabili e manipolati, a volte pericolosi per la sicurezza nazionale come per la privacy cui ha diritto ogni cittadino. In buona sostanza, si rischia di rendere sempre più difficile distinguere tra informazioni autentiche e informazioni artefatte o palesemente false”, ha dichiarato Crosetto.

La rapidità e la pervasività con cui queste falsità si propagano, inoltre, rappresenta una minaccia diretta alla stabilità sociale, alla democrazia e alla sicurezza nazionale. Allo stesso tempo, l’AI è un’innovazione e una tecnologia fondamentale, cruciale e necessaria per mitigare i danni che, non troppo paradossalmente, essa stessa può generare. Il tempo per cambiare, per innovare, per affrontare le sfide del futuro, ma anche e soprattutto quelle del presente, è adesso. L’Italia deve attrezzarsi, comprendere le potenzialità dell’AI ed evitare minacce che minacce che possano minare la stabilità del Paese, la vita dei suoi cittadini, la sua Democrazia”, ha aggiunto il ministro.

Le sfide della difesa nazionale

L’intento del ministro Crosetto è quello di creare una “piazza cibernetica” che raccolga al suo interno le migliori risorse cyber del mondo per accogliere ed affrontare le sfide che ogni giorno si presentano nel campo della Difesa italiana.

Il vero problema, secondo Crosetto, che affligge l’Italia, ma anche l’Europa, è la “mancanza di velocità”. Bisogna, pertanto, correre subito ai ripari e costituire il team cyber più adatto a fronteggiare la minaccia cyber.

Crosetto ritiene che “attualmente l’Italia è sotto attacco con decine di cyber attacchi in corso, che colpiscono settori pubblici e privati, transazioni economiche, trasporti e telecomunicazioni, rappresentando una minaccia per la sicurezza nazionale, la libertà, lo sviluppo economico e la privacy dei cittadini […].

La complessità di individuare gli autori di tali azioni malevole e la natura sfuggente delle interferenze sottolineano la sfida nel contrastare queste minacce”.

Un’arma cyber civile e militare

Il ministro della Difesa, durante l’audizione, ha insistito molto sull’importanza della sensibilizzazione e della formazione nel campo della cyber security, così come della cooperazione con gli alleati e della revisione delle normative che regolano la gestione delle minacce cyber.

Secondo Crosetto, le forze armate dovrebbero incrementare la loro preparazione nel settore cyber e le sanzioni da applicare agli attacchi cyber italiani dovrebbero essere più “credibili”, avviando, anche, “un percorso normativo delicato che introduca previsioni di legge nell’intento di abilitare le azioni e la capacità della difesa all’identificazione, mitigazione e contrasto delle minacce cyber dirette e indirette alla sicurezza nazionale, di legittimare le forze armate all’utilizzo di strumenti cibernetici sia nell’ipotesi di risposta alle crisi di cui la leadership della gestione è in capo alla Difesa, sia nelle operazioni promosse in concorso con le autorità civili, allineare il ruolo del ministero della Difesa con il comparto intelligence, svolgere attività di intelligence preparatorie nell’imminenza di un attacco cyber, estendere garanzie funzionali al personale delle forze armate impiegato nella conduzione di operazioni militari nel dominio cibernetico, compartecipare a predisposizione strategia nazionale per l’intelligenza artificiale per gli aspetti relativi ai sistemi impiegabili in chiave duale”.

Ormai, come sottolineato dall’onorevole Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario di Stato alla Difesa, risulta urgente puntare ad un’arma cyber civile e militare e un più efficace quadro normativo.

La deterrenza cyber per garantire la sicurezza nazionale

Partendo dal ricordare l’evento “Crowdstrike” di luglio 2024, l’aggiornamento automatico dei software che ha portato esiti devastanti e ha messo in luce quale possa essere l’impatto dell’indisponibilità di un sistema di gestione computerizzata per il trasporto aereo, così come la vulnerabilità dei nostri sistemi informativi, anche quando non sono sotto attacco, il ministro Crosetto pone un focus sul termine “deterrenza”, ossia la capacità di rispondere a un attacco con rapidità e efficacia.

Se durante la guerra fredda, la deterrenza nucleare ha permesso di mantenere l’equilibrio strategico, dato che entrambe le parti avevano la certezza della distruzione reciproca in caso di conflitto, grazie alla trasparenza sulle capacità offensive dell’altro, nell’era cibernetica di oggi, la deterrenza si basa, al contrario, sull’incertezza.

In caso di attacco ci sono diversi fattori incerti, dal tipo di minaccia in atto, all’abilità della vittima nel difendersi, fino alla resilienza delle reti. Ecco che è sulla deterrenza cibernetica che bisogna puntare per garantire la sicurezza nazionale contro le minacce cyber.

La singolarità tecnologica

Per “singolarità tecnologica” si intende il momento in cui l’intelligenza artificiale predominerà l’intelligenza umana in maniera irreversibile.

L’intelligenza artificiale, ma anche il quantum, sono tra gli acceleratori della diffusione della minaccia ibrida in quanto non permettono solo alla tecnologia di affinarsi ed evolvere, ma anche alla minaccia cyber.

Per fronteggiare questo processo sempre più incalzante, è necessario sviluppare algoritmi di crittografia post quantum per la gestione agli attacchi ai computer quantistici e valoriali che rispettino i principi etici, morali e democratici.

I quattro capisaldi

Crosetto ha concluso l’audizione ribadendo i quattro punti fondamentali “per affrontare il presente cyber spazio:

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  • identificare lo spazio cyber di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza dello Stato, un campo di operazioni all’interno del quale il Ministero della difesa operi senza soluzione di continuità per adempiere ai propri compiti istituzionali;
  • un’arma cyber civile e militare numericamente adeguata a livello di minaccia osservata, che sia operativa e continuamente capace di intervenire su tutto lo spettro delle minacce;
  • un’arma cyber che abbia tutte le adeguate tutele funzionali per il personale incaricato;
  • un centro per il contrasto alla guerra ibrida, che esprima la capacità di comando e controllo, condiviso con le agenzie/attori non militari;
  • condivisione di best practice, per lo scambio informativo e il contrasto alla propaganda che sviluppi sinergie tra istituzioni e mondo accademico per creare gli anticorpi di base contro i fenomeni di propaganda e disinformazione”.

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